Il Ministero della Transizione Ecologica va verso il Piano delle aree in materia di idrocarburi, che però non è un piano e l’Italia rimane integralmente “aperta” alle attività di ricerca e di estrazione

La questione: un piano che non è un piano

Dopo le alterne vicende politiche che hanno riguardato il c.d. piano delle aree in materia di idrocarburi, prima voluto dal Governo Renzi col Decreto “sblocca-Italia” (d.l. n. 133 del 2014) e poi integralmente abrogato solo per evitare che su di esso si celebrasse il referendum del 17 aprile 2016 (il cui quesito ne avrebbe comportato un potenziamento), finalmente l’art. 11-ter del decreto legge n. 135 del 2018, convertito in legge n. 12 del 2019 ha disposto che “con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è approvato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), al fine di individuare un quadro definito di riferimento delle aree ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale, volto a valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle stesse”.

A tal fine, veniva stabilito un termine più volte prorogato fino al 30 settembre 2021 e nelle more la competenza all’adozione del Piano passava in capo al Ministero per la Transizione Ecologica, di concerto con il Ministero della Cultura.

Si prevedeva inoltre che sino all’adozione del Piano le istanze volte all’avvio di nuove attività in materia di idrocarburi rimanessero sospese e che altrettanto avvenisse anche per alcuni titoli minerari in essere. Per questa parte, lo scopo della legge – che collegava le sospensioni delle attività e dei procedimenti all’approvazione del piano – era proprio quello di non pregiudicare talune aree del territorio nazionale in attesa che si mettesse ordine alla materia e che si individuassero le aree idonee e le aree non idonee.

Ci si sarebbe pertanto aspettati che il Piano predisposto dal Ministero della Transizione Ecologica costituisse una vera e propria pianificazione in materia di idrocarburi e che, come tale, recasse una classificazione delle aree del territorio nazionale e del mare circostante che precludesse tali attività in alcune zone, che magari le sottoponesse a condizioni in altre e che infine lasciasse “aperte” le rimanenti porzioni di territorio e di mare (nelle quali, comunque, l’attività sarebbe potuta essere assentita sempre previo provvedimento amministrativo da valutare caso per caso da parte del Ministero).

Tuttavia, così non è stato e, come osservato anche dal Prof. Enzo Di Salvatore (professore associato nell’Università degli Studi di Teramo e fra i massimi esperti in materia nel contesto nazionale), alla luce dell’atto adottato dal Ministro della Transizione Ecologica il 24 settembre 2021 (pubblicato il 29 settembre 2021) non vi è alcuna area interdetta alle attività concernenti gli idrocarburi in Italia. Tutto il Paese rimane “aperto” a tali attività in linea di principio, fatta eccezione per alcune specifiche eccezioni previste da altre fonti normative.

Il provvedimento è invero una Valutazione Ambientale Strategica che detta una lunghissima serie di criteri da seguire per l’adozione dei singoli provvedimenti di autorizzazione alla ricerca di idrocarburi e di concessione di coltivazione di idrocarburi, ma non esclude alcunché. Perciò, tutto rimane così com’è (con l’Amministrazione che caso per caso decide se assentire o meno le attività), con la conseguenza che il dettato legislativo è stato eluso, in quanto il territorio nazionale e il mare circostante non è stato oggetto della pianificazione voluta dal legislatore.

Appare quindi evidente che già il Decreto ministeriale adottato (n. 399/2021) sia palesemente illegittimo, in quanto non conforme alle disposizioni normative che lo prevedevano. Nondimeno, su tale atto la Conferenza Unificata (che riunisce rappresentanti dello Stato, delle Regioni e delle Autonomie locali) del 16 dicembre 2021 ha rilasciato l’intesa, sebbene sotto la condizione – irrealizzabile dal punto di vista sia giuridico che tecnico – che le attività connesse ai permessi di ricerca di idrocarburi proseguissero limitatamente al gas (e non anche al petrolio). Si attende pertanto adesso la pubblicazione del Decreto ministeriale che chiuderà la procedura e che sarà impugnabile secondo le consuete regole processuali.

Si precisa infine che, non solo tale Decreto sarà illegittimo per le ragioni su esposte (la mancata “zonizzazione” del territorio nazionale), ma anche perché la condizione appena richiamata è stata illegittimamente (e inutilmente) apposta, in quanto l’attività di ricerca non può prevedere cosa sarà rinvenuto nel sottosuolo o sotto i fondali marini (altrimenti – per l’appunto – non servirebbe la “ricerca”) e peraltro tale distinzione non esiste nella normativa di riferimento.

Le strade possibili

Il “presunto” Piano, una volta racchiuso in un nuovo Decreto ministeriale (che a questo punto non dovrebbe tardare ad arrivare) sarà impugnabile e, pertanto, gli Enti interessati (Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni), saranno legittimati a farlo dinanzi al T.A.R., nonché dinanzi alla Corte costituzionale laddove aderiscano all’iniziativa anche una o più Regioni, che potrebbero quindi dolersene in sede di conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.

A tal proposito, deve essere ricordato che, per principio generale, quando il giudice amministrativo annulla un atto, lo fa con efficacia limitata ai singoli ricorrenti. Perciò, nel caso di specie, pur trattandosi di un atto di pianificazione nazionale, sarebbe suggeribile la massima adesione degli Enti, onde coprire buona parte del territorio nazionale, per evitare che ad un’eventuale pronuncia di accoglimento non consegua in realtà un risultato territorialmente molto circoscritto e, perciò, destinato all’irrilevanza.

I soggetti interessati possono pertanto contattarci per maggiori delucidazioni in merito o inviarci il modello di manifestazione di interesse, col quale vi sarà possibile rimanere aggiornati sullo sviluppo dell’iniziativa, senza tuttavia assumere allo stato alcun impegno.

Avv. Paolo Colasante

Scarica il decreto ministeriale con i suoi allegati

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