Sospesa la legge regionale della Valle d’Aosta che disciplina la gestione regionale dell’emergenza da COVID-19

Con l’ordinanza n. 4 del 2021, la Corte costituzionale esercita per la prima volta nella sua storia il potere cautelare di sospensiva, privando quindi precauzionalmente di efficacia la legge regionale della Valle d’Aosta n. 11 del 2020, che tendeva a disciplinare la gestione regionale dell’emergenza, nell’attesa dell’udienza pubblica del 23 febbraio 2021, in cui deciderà definitivamente sul ricorso proposto dal Governo (con tutta probabilità, annullando la medesima legge regionale).
Nel sospendere la legge regionale, la Corte ha argomentato che la Regione – pur avendo competenze speciali in nome del suo Statuto di autonomia – non potrebbe adottare alcuna disciplina di contrasto all’epidemia in quanto tale gestione sarebbe riconducibile a un titolo di competenza statale esclusiva: la profilassi internazionale (art. 117, comma 2, lett. q), Cost.).
I profili critici sembrano essere tre: (1) la riconduzione della materia a una competenza statale secondo il Titolo V della Costituzione non spiega perché – e la Corte infatti non affronta questo tema – non si debba applicare lo Statuto speciale; (2) in ogni caso, se si afferma una competenza esclusiva dello Stato, diviene complesso giustificare le ordinanze regionali per il contenimento del contagio, che invece sono ammesse dalla legislazione nazionale; (3) ancor più paradossale diviene la sostanziale prevalenza della normazione statale, se si considera che quest’ultima è adottata con atto amministrativo, mentre almeno la Regione avrebbe tentato la strada – rispettosa delle riserve di legge in materia di diritti di libertà – della fonte legislativa.
Appare perciò chiaro che questa controversia sarà la prima di una lunga serie, che dovrà portare a chiarire quali sono i rapporti fra Stato e Regioni nelle gestioni delle emergenze e quali atti (legislativi o amministrativi) sono competenti sul punto e, quindi, se i diritti di libertà debbono essere nelle mani degli esecutivi (nazionale e regionali) o delle Assemblee legislative: il Parlamento e, se del caso, i Consigli regionali.
Alle Regioni – “privilegiate” nell’accesso diretto alla Corte – potrebbe ad esempio spettare il ruolo di chiedere alla Corte costituzionale se i D.P.C.M. (atti amministrativi rimessi alla competenza di un “sol uomo” e privi di copertura parlamentare) possano comprimere i diritti di libertà dei cittadini.

Paolo Colasante

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